Abito da sposa: 5 domande alla stilista Vania Guarisa

Vi siete mai chieste quale siano le differenze tra un abito da sposa confezionato su misura ed uno di prêt à porter?

 

Fino agli anni Cinquanta ed in alcune zone d’Italia fino agli anni Sessanta del secolo scorso, la confezione dei vestiti era un’attività prevalentemente artigianale, affidata ai sarti. Poi a partire dagli anni Quaranta del Novecento iniziò lo sviluppo di aziende per la produzione di abiti di ogni tipo e le industrie tessili hanno iniziato a creare abiti non piu su misura, ma di taglie standardizzate in modo che piu persone potessero permettersi un capo firmato a un prezzo inferiore rispetto a quello degli ateliers di sartoria.

Si diffuse cosi il cosiddetto prêt à porter, proveniente dagli Stati Uniti e che tradotto significa pronto da indossare. Ancora oggi, comunque, vengono prodotti capi di sartoria. Sono prodotti che si rivolgono a un pubblico di nicchia, attento ed esigente alla qualità dei materiali usati. Tra essi troviamo il tanto sognato abito da sposa.

Ma quale è la differenza tra un abito da sposa sartoriale ed uno di prêt à porter ? Lo ho chiesto alla stilista Vania Guarisa, che ha un atelier in Toscana in provincia di Pistoia vicino al celebre paese di Collodi, noto sopratutto per il suo parco a tema dedicato alla fiaba di Carlo Collodi “Pinocchio”.

Intervista a Vania Guarisa

 

Daniela: “Ciao Vania, puoi spiegare alle spose che leggono il mio blog quale è la differenza tra un abito da sposa realizzato presso il tuo atelier ed un abito da sposa acquistato in negozi specializzati?”

Vania: ” Sono due prodotti distinti, difficilmente paragonabili e che si differenziano per il processo di confezionamento.”

Daniela: “Puoi spiegare meglio alle nostre spose?”

Vania: “La differenza tra un abito da sposa sartoriale ed un abito di pronto moda sta nelle operazioni di sartoria, c’è proprio un iter che, nel prodotto di pronto moda, manca”

Daniela: “Puoi spiegare Vania, alle spose che ci leggono, quali sono le operazioni di sartoria?”

Vania: ” Semplificando, le operazioni di sartoria si avviano con la realizzazione dei bozzetti del modello dell’abito  da sposa e contestualmente la scelta delle stoffe e la presa delle misure: circonferenza del petto, della vita, dei fianchi, la lunghezza del braccio piegato, e cosi via. Successivamente si ha la preparazione del modello in carta delle diverse parti dell’abito e il taglio del tessuto, appoggiando il modello sulla stoffa. A questo punto avviene l’imbastitura, una cucitura provvisoria, fatta con punti molto radi, in modo che il vestito possa essere facilmente smontato,, se dovesse essere necessario. Dopo l’imbastitura il vestito è provato dalla sposa. In caso di necessità, effettuo le opportune correzioni; a segure la cucitura delle parti del vestito con la macchina da cucire. Si applicano poi le fodere, si eseguono gli occhielli e si attaccano i bottoni. Infine l’abito da sposa viene stirato e consegnato alla sposa.

 

Abito da sposa
Bozzetto abito da sposa realizzato dalla stilista Vania Guarisa

Daniela: “Puoi dirci Vania, invece, come avviene la confezione industriale?”

Vania: “Nella confezione industriale molte operazioni sono effettuate a macchina. I  modelli sono sviluppati al computer, che elabora le dimensioni delle diverse taglie.

Daniela: “Quali sono i vantaggi?”

Vania: “Il conseguente risparmio di tempo.  Il taglio del tessuto è eseguito da macchine computerizzate secondo le indicazioni del modello. La cucitura è effettuata con macchine molto più veloci delle normali macchine per cucire.  Inoltre la stiratura viene fatta a macchina. Questi procedimenti permettono di abbattere costi di produzione e dovrebbero permettere di ottenere un prodotto di qualità a costi decisamente inferiori rispetto ad un abito sartoriale.”

Daniela: “ Vedendo i costi di un abito da sposa di pronto moda non si direbbe...”

Vania: “Infatti,  non sempre quando si parla di abiti da sposa la lavorazione industriale permette di avere un prodotto di qualità al miglior prezzo.”

Daniela: “Sai dire perchè?”

Vania: “A pesare sul prodotto finale i costi delle imponenti campagne pubblicitarie sui media e network intraprese dai colossi della moda sposa, i costi di gestione del negozio affontati dalle ditte che rivendono i più importanti brand (spesso operanti in franchising) quali imposte luce, riscaldamento, tari, affitto dello stabile, personale, inps. Tutte voci che alla fine vanno a pesare sul costo finale del prodotto.”

 

Abito da sposa che fare?

 

In conclusione, quando sceglierete il vostro abito da sposa ricordate: il prezzo non fa necessariamente la qualità. Occorre fare attenzione ai tessuti, ai ricami e fare un attenta valutazione.  Spesso la decisione dell’acquisto si ferma alla scelta del brand in voga nel momento non ponendo alcuna attenzione al materiale usato per il confezionamento dell’abito.

Il rischio è scegliere un abito da sposa sognando di essere come la modella vista sull’ultimo numero di Elle Sposa, tralasciando la propria corporatura altezza e non sempre nella giungla degli atelier  è facile muoversi e trovare la giusta professionalità e personale che sappia consigliare.

Il consiglio in questo caso è ovviamente di rivolgervi alla consulenza di una wedding planner che si occupi anche di bridal style e che sappia guidarvi nel caos delle proposte degli atelier da sposa, sartoriali e non, e consigliarvi.

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